Storia del profumo

Storia del profumo: qual è stata la sua evoluzione?

Una spruzzata e poi un’altra ancora perché, si sa, non se ne ha mai abbastanza...Ma a pensarci bene, chi potrebbe mai immaginare che il semplice (anche se solo apparentemente) gesto di spruzzarsi il profumo, al termine di ogni rituale di agghindamento, sia in realtà un importante pezzo di storia? Scopriamo insieme le tappe più importanti nella storia del profumo!

La Storia del Profumo dall’Antico Egitto

Tanto per cominciare, le origini del rituale della profumazione sono antichissime. Si dice addirittura che risalgano al 3000 a.C., epoca in cui gli antichi Egizi davano all’usanza una duplice connotazione: una sacra e una profana.

Per quanto riguarda la sfera religiosa, il profumo era meglio conosciuto come “sudore divino” in quanto effluvi di particolari sostanze naturali erano considerati come momenti di unificazione tra l’uomo e la divinità. Inoltre, il profumo vedeva impiego come strumento per mettersi in contatto con i defunti, in particolare nella tecnica di imbalsamazione dei corpi.

In un campo d’applicazione più profano, invece, oli, pomate e balsami profumati venivano spalmati attentamente e delicatamente sul corpo dalle donne egizie come vero e proprio rito di seduzione. Un episodio storico, l’incontro di Tarso, vide la Regina Cleopatra prepararsi con unguenti aromatici per accogliere Marco Antonio. Cleopatra decise di far attendere il politico al fine di far accrescere in lui il desiderio, arrivando più tardi su una nave ricca di incensi che lasciavano una scia profumatissima.

Alla fine, grazie al profumo, Cleopatra riuscì nell’intento di ammaliare Marco Antonio, anche perché la stanza preparata per ospitare l’uomo e destinata al primo incontro d’amore fu adornata minuziosamente con petali di rosa ed erbe aromatiche, che ricrearono un’atmosfera magica e dal profumo avvolgente.

Della stessa epoca c’è anche Plutarco ad offrire una preziosa testimonianza riguardo la fragranza più famosa e diffusa, soprattutto tra i faraoni: il Kyphi, composto da un numero elevato di essenze. Come scrive il filosofo e storico greco: “sedici materiali: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa. Si aggiungono lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico, ma non con casualità, bensì secondo le formule indicate nei libri sacri”. A queste, dopo diversi studi, si aggiunsero anche cannella, menta e pistacchio.

Il Kyphi serviva prettamente a rilassare i sensi, spazzando via tutte le preoccupazioni in modo da favorire anche il sonno. Il rilassamento, però, non era l’unica destinazione d’uso del profumo per gli Egizi, i quali lo utilizzavano spalmandolo su capelli e parti intime per migliorare le proprie prestazioni amorose.

kyphi profumo egiziano

I Greci e il Profumo: Storia nell'Impero Ellenico

Il profumo continuava a presentare una connotazione sacra anche nel 1500 a.C., nell’antica civiltà ellenica, quando si credeva avesse il potere di rivelare l’esistenza di divinità. In particolare, durante i funerali i corpi dei defunti venivano avvolti in lenzuola profumate, per poi essere bruciati insieme a piante come violetta, rosa e giglio, considerate all’epoca simboli di eternità.

In assenza del sapone, nell’antica Grecia ci si serviva di oli profumati e unguenti anche per l’igiene personale: questi venivano conservati in particolari contenitori chiamati “alabastron”, vasi in terracotta che per la forma stretta e lunga ricordavano le anfore.

I profumi, chiamati dai Greci “euodia”, e cioè odori buoni, conobbero grande fama nella città di Atene grazie alle loro virtù terapeutiche. Alcuni venivano addirittura esportati in tutto il bacino del Mediterraneo: in particolare, il “susinon” sulle note delicate del giglio, e il “kipros” sulle note fresche della menta e agrumate del bergamotto.

La grande importanza del profumo in epoca ellenica risulta anche da un testo base della profumeria antica, il “Trattato degli odori” (nonostante il divieto assoluto di utilizzo sancito da parte dell’illustre Socrate).

alabastron

I Profumi dell'Impero Romano

La storia del profumo ebbe una grossa evoluzione nel fiorente periodo che risale all’Impero Romano. Il termine “profumo”, infatti, proviene dal latino “per fumum”, che significa attraverso il fumo. Questo perché i sacerdoti, per chiedere benevolenza agli dèi, gettavano sui bracieri unguenti profumati, creando una grossa nube di fumo profumata che saliva fino al cielo.

Ad ogni modo, non fu solo la sfera religiosa a servirsi del profumo per i propri rituali. Molte scene di vita quotidiana dell’epoca, infatti, vedevano i patrizi riservarsi momenti di relax nelle terme chiamate “unctorium”, durante i quali si facevano massaggiare con profumi misti a oli o addirittura vino.

Le occasioni di convivialità e condivisione rappresentate dai banchetti, poi, erano perfette destinazioni d’uso per i profumi, che contribuivano a ricreare l’atmosfera di otium tanto desiderata a quell’epoca. Gocce di oli profumati mescolate ad acqua venivano sparse sulle tavole e sui triclini destinati ai commensali. Inoltre, gli schiavi ponevano delle colombe in ciotole d’acqua mescolata a olio profumato, in modo tale che, durante il pasto, queste venivano lasciate libere di volare e di aromatizzare l’ambiente grazie al loro battito di ali.

Inoltre, come era già abitudine per le donne egiziane e greche, anche quelle romane utilizzavano profumi per la cura e la bellezza del corpo. In particolare, queste inserivano un impasto composto da erbe e fiori profumati all’interno di piccoli coni intrecciati tra i capelli: in questo modo, al sole, l’impasto si scioglieva e finiva per profumare tutto il loro capo. Non solo le donne, però, amavano coccolarsi utilizzando il profumo. Si dice che anche Cesare apprezzasse avvolgersi nel suo “telinum”, un unguento profumato oleoso dalle note di maggiorana, meliloto e fieno greco.

sacerdote romano con braciere per il rito del per fumum

Il Ruolo dei Profumi nel Medioevo

Se il profumo rappresenta oggi quel tocco di classe di cui nessuno può fare a meno, lo si deve senza dubbio alle formulazioni e alle tecniche che sono state tramandate grazie alla trascrizione e conservazione di testi antichi ad opera della Chiesa, specialmente durante il Medioevo.

In ogni caso, l’usanza di profumarsi fu mantenuta anche in questo periodo. In particolare, si adoperavano profumi per aromatizzare i bagni, oppure al momento dei banchetti, quando venivano offerte agli invitati delle bacinelle d’acqua profumata per sciacquare le mani tra un pasto e l’altro, dato che non era abitudine utilizzare le posate.

Sfortunatamente, portata dalla flotta genovese di ritorno dal Mar Nero, la peste nel 1347 approdò in Europa, finendo per contagiare in pochi mesi l’intero continente. Acque, oli, fumi, vini: tutto venne utilizzato nella speranza di prevenire il contagio. Il pomme d’ambra in particolare fu lo strumento maggiormente impiegato nell’intento: anche conosciuto come pomander, si trattava di un’ampolla pendente realizzata in metallo che conteneva delle miscele odorose composte da ambra, balsami, vaniglia, muschi e altre essenze. Portata al collo, la sfera emanava quindi dei profumi che venivano così inalati a scopo aromaterapeutico.

Sempre durante il Medioevo la storia del profumo conobbe un momento di svolta essenziale. In terra salernitana, infatti, fu scoperta la distillazione dell’alcool, la quale sostituì l’olio nella composizione dei profumi stessi.

Poco più tardi nacque addirittura il primo profumo con nome, la cosiddetta “acqua di Ungheria”: una fragranza creata appositamente per la regina Elisabetta di Ungheria sulle note di rosmarino e lavanda. Si diceva che questo profumo fosse stato dato in dono alla Regina come elisir di bellezza eterna: con tutta probabilità la formula funzionò, dal momento che le sue ultime nozze vennero celebrate alla ragguardevole età di 70 anni.

Il Profumo nel Rinascimento

Altro periodo cardine della storia del profumo fu il Rinascimento, quando il processo di distillazione venne di gran lunga migliorato e fu ricercata maggior qualità nelle spezie e negli odori. Vaniglia, cacao, cannella, tabacco, pepe e altre materie prime d’eccellenza cominciarono infatti a entrare nel novero degli ingredienti dei profumi più pregiati.

Di quell’epoca, tra l’altro, c’è un’altra cosa certa: i migliori profumieri erano tutti spagnoli e italiani. Tuttavia, se l’Italia perse questo suo primato fu a causa di una nobildonna fiorentina, la giovane Caterina de’ Medici. La storia ci racconta che la sua passione per i profumi era ben nota a tutti, tanto che in poco tempo tutte le dame della città cominciarono ad imitarla e ad appassionarsi ai profumi. Caterina fece addirittura realizzare una fragranza appositamente per lei dai monaci domenicani di Santa Maria Novella, al tempo molto famosi per i loro laboratori di profumi: la creazione prese il nome di “Acqua della Regina”, dalle note spiccatamente agrumate.

Successivamente, però, Caterina partì per la Francia, dove l’attendeva il matrimonio con il promesso sposo Enrico II. Nel trasferimento la nobile volle portare con sé il suo profumiere di fiducia Renato Bianco, poi ribattezzato dai francesi René Le Florentin, il quale aprì una propria bottega riscuotendo tra l’altro anche un notevole successo. Questo fece sì che molti profumieri italiani decidessero di cercare fortuna nella romantica città di Parigi, che proprio su questa scia riuscì elegantemente a sfilare il primato nella profumeria all’Italia e alla Spagna.

Caterina de Medici e Renato Bianco

Nonostante ciò, l’arte profumiera continuò ad essere tramandata a Firenze e in tutta Italia, ed in particolare nei monasteri dove si amava sperimentare nuove essenze e spezie. Fu proprio da una certosa, quella di San Giacomo a Capri, che venne alla luce Carthusia (il cui nome deriva da Certosa) con la sua lunga storia di trazione ed amore per il profumo.

Spostandoci all’ambito medico, invece, i profumi erano molto usati nei bagni aromatici, i cosiddetti “marmites à plantes”, che servivano per curare alcune malattie. Successivamente, però, si cominciò a pensare che l’acqua potesse essere mezzo di trasmissione delle malattie, e questi bagni furono impiegati sempre di meno. Meno acqua significava senz’altro meno igiene personale, ma anche maggiore diffusione del profumo, che iniziò ad essere adoperato sempre più per coprire i cattivi odori.

I Profumi nel XIX Secolo

Fortunatamente nel XIX secolo l’igiene personale tornò ad assumere un ruolo importante grazie alla diffusione nell’alta borghesia dei trattati sul savoir-vivre, con un effetto positivo sull’intera società che vedeva nelle classi più agiate un esempio di virtù. La ritrovata cura per il corpo riportò alla necessità di utilizzare il profumo, a cui neanche Napoleone Bonaparte riusciva a rinunciare.

Ecco che nel 1828 scese in campo Guerlain, con l’apertura della sua prima Maison di profumeria a Parigi e diventando dopo pochi anni, precisamente nel 1853, “Profumiere ufficiale di Sua Maestà”. Realizzò, infatti, la prima Eau de Cologne Impériale appositamente per l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, alla quale venne dato l’uso esclusivo per anni prima del suo lancio sul mercato.

Contemporaneamente all’apertura della prima Maison francese di profumi, il chimico tedesco Friedrich Wöhler segnò un’ulteriore grande svolta nella storia del profumo con il suo innovativo processo di sintesi. Quest’ultimo, che consiste nella sintetizzazione dell’urea (composto organico da laboratorio), divenne la definitiva sostituzione del profumo naturale. Tra i primi prodotti sintetizzati ricordiamo Fougère Royale d’Houbigant nel 1882, sulle note della cumarina, e Jicky de Guerlain nel 1889, alla lavanda e vanillina.

Da allora, lo studio e la sperimentazione sui profumi divennero sempre più assidui, tanto da arrivare grazie ad una intuizione del profumiere londinese Eugene Rimmel a dividere gli aromi in ben 18 gruppi, per classificare più facilmente le varie note.